Parole on the road…

•4 settembre, 2007 • 4 commenti

Quello che queste pagine raccontano è un viaggio, per me IL viaggio. Un viaggio un po’ folle, una moto e una macchina fotografica, da Napoli a Londra e ritorno, attraverso l’Italia, la Francia, l’Inghilterra. Cinquemila chilometri di avventura, momenti difficili, luoghi indimenticabili, esperienze memorabili.

Dalla colonna a destra è possibile accedere ai dettagli sul viaggio, ai preparativi, ai protagonisti, alle FAQ etc. Quello che segue invece, accessibile dalla home, è la trascrizione del diario che ho tenuto durante il lungo viaggio. In coda ai post ci sono delle gallerie con alcune delle 500 foto scattate durante il viaggio.

E’ possibile navigare nel diario accedendo alle pagine precedenti, o cliccando su questi link:

Parte 1: Napoli – Spoleto – Limone Piemonte
Parte 2: Limone Piemonte – Dijon – Troyes – Versailles – Parigi – Amiens
Parte 3: Amiens – Calais – Dover – Canterbury – Londra
Parte 4: Londra e ritorno: Londra – Parigi – Napoli

Buona lettura!
Giorgio

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Parigi – Napoli. 1613km. Il giorno più lungo.

•29 agosto, 2007 • 3 commenti

Sono le sette e mezza di mercoledì 29 agosto 2007. Sono a casa.

Da quando sono partito da Londra ho percorso oltre duemila chilometri senza sosta. QUARANTACINQUE ore in sella a Phoenix, una lunga e terribile tirata spinta solo dall’idea di essere presto a casa. L’impossibilità di caricare la moto in treno a Parigi è stata determinante (anzi, destabilizzante) nello spingermi a fare questo ritorno folle.

Duemilachilometri. Mi sono fermato solo saltuariamente, la notte, per riposare un po’. Ho scoperto che se stendo le gambe all’indietro e le appoggio sulle pedaline del passeggero, mi distendo in avanti con la moto sul cavalletto, e uso la borsa come cuscino, posso dormire in moto in maniera quasi comoda. Ogni tanto mi sono fatto un’oretta di sono per recuperare energie e ripartire. L’escursione termica tra il viaggiare di giorno e di notte è allucinante, di giorno sotto al giubbotto solo la maglietta. Di notte ho viaggiato con due paia di calzini, calzamaglia, pantaloni, copripantaloni, scarpe, copriscarpe, maglia a maniche lunghe, pullover di lana, trapuntina del giubbotto, giubbotto con sopra giubbino antipioggia, collare di lana, sottocasco di paille, guanti invernali, e avevo freddo.

Il verde ghiacciaio del Monte BiancoSono passato per il traforo del Monte Bianco e ho avuto ancora la forza di scattare una foto al ghiacciaio, l’ultima di questo viaggio. Arrivato a Genova ho fortemente temuto di non farcela, il polso dell’acceleratore a volte mi ha fatto così male che dovevo impugnare la manopola al contrario per riposare i tendini, e a volte ho dovuto distendere le gambe indietro, poggiandole sulle pedaline posteriori, per evitare che mi si addormentassero. Il culo ha retto, ma dopo 45 ore anche lui è fortemente provato.

Sono entrato nel viale di casa, ho lasciato la moto nel garage con tutti i bagagli sopra, e sono salito, ho scritto queste ultime parole sul mio diario. Ho chiamato mia madre per dirle che ero arrivato, a loro avevo detto che sarei partito oggi da Londra, non sapevano che ero in viaggio da tre giorni e due notti. Non l’ho mai sentita così sollevata, ha detto che sono un fetente.

Da quando sono partito ho percorso poco più di cinquemila chilometri, di cui quasi la metà in un’unica tirata. Credo di essermi meritato un po’ di riposo.

Sono a casa, finalmente. Buona notte.

Londra Parigi, 470km, ma non basta.

•27 agosto, 2007 • Lascia un commento

Sono a Parigi, solo. Stamattina alle 9 e mezza, ora locale, ho lasciato Londra, con la morte nel cuore. Fortunatamente il tempo è stato dalla mia parte e sono partito con il sereno. Ho nuovamente raggiunto Dover, e nuovamente preso il traghetto per attraversare la Manica (e nuovamente settanta euro… nuovamente ‘tacci loro….). Giunto a Calais (uff, di nuovo in Francia e in mezzo ai francesi, ma almeno qui ci sono gli euro e si guida dal lato giusto) mi sono diretto a Parigi, destinazione la Gare d’Austerlitz, da dove avrei dovuto prendermi il treno secondo le indicazioni inviatemi da Tommaso. Dopo quasi cinquecento km arrivo alla stazione, parcheggio Phoenix e vado a informarmi per il biglietto. Mi spiegano, diversamente da come indicato sul sito (secondo cui si viaggia sullo stesso treno su cui viaggia la moto), che avrei dovuto caricare la moto su un altro treno la mattina, e prendere poi il treno la sera. Fantastico. Dopo 500km è stata una bellissima notizia, ma non m’importa, voglio tornare a casa.

Ho incontrato Valentina e il suo ragazzo Pino, ci siamo fatti due chiacchiere davanti al Centre Pompidou, abbiamo scattato qualche foto e bevuto un inaspettatamente buona tazzina di caffè (sarà che venendo dall’Inghilterra sono abituato male…). Poi li ho salutati e sono ripartito.

Come si dice a Napoli, sono andato in freva. Adesso è notte, mi trovo in una stazione di servizio sulla strada del ritorno, e sono determinato a non fermarmi. Prossima tappa, Napoli.

Last day in London

•26 agosto, 2007 • Lascia un commento

Ultimo giorno a Londra, ma sicuramente il più bello. Grazie alla domenica di riposo di Emanuele, complice il bel tempo, sono stato in giro con lui tutto il giorno a fare un po’ di sightseeing, e a scattare un po’ di foto autoreferenziali e anche un po’ malinconiche. Abbiamo visitato la Tate Modern, anch’essa meritevole. Emanuele è rimasto sconvolto nell’animo dai surrealisti, avvertendone un malessere quasi fisico. Ho scoperto in lui la passione per l’arte moderna, non è mai stato al MADRE a Napoli, mi sono promesso di accompagnarlo a visitarlo quando tornerà in patria. Devo dire che ho pensato molto a Marco, il mio collega di dottorato, che invece non sopporta l’arte moderna, penso che nella Tate si sarebbe incazzato come un’ape 8). E’ stata senza dubbio una visita appagante, ho finalmente visto dal vivo alcune delle opere di Fernand Léger, cubista prima, futurista poi, formalista sempre, che conoscevo bene per il suo straordinario film sperimentale Ballet Mécanique, chi ha letto Cinema come Arte di Bordwell deve conoscerlo bene (e il “deve” non è casuale, capito?).

Fuori alla Tate siamo scesi sulla riva del Tamigi per toccarne le acque sperando di non prendere la malaria, e lì abbiamo scattato un po’ di foto memorabili, tra cui un paio all’enorme scritta NAPOLI RULES che Ema ha scritto sulla sabbia (sì, c’è la sabbia sulle sponde del Tamigi).

Ci siamo trattenuti a bere qualcosa a Riverside, nel Wine District, in una serata piacevole e un po’ malinconica: domani inizierà per me il ritorno a casa, e per lui un periodo di due settimane in cui sarà solo… mi dispiace davvero partire, ma a casa sono preoccupati per me ed è ora che inizi la conclusione di questo bellissimo viaggio. Domani andrò a Parigi, cercherò di incontrare la mia collega dottoranda Valentina che è lì con il ragazzo, e caricherò Phoenix su un treno che mi porterà a Nizza, da cui continuerò la discesa verso casa. Ma a Londra ci torno. E anche presto.

Vita londinese…

•25 agosto, 2007 • Lascia un commento

E’ ormai una settimana che sono a Londra, mi sono ambientato, giro abbastanza autonomamente in moto, dedico la mattinata al turismo e il resto della giornata lo passo o al negozio con Emanuele e Yulli o in giro con Ema. La sera dopo il lavoro la birra pre cena è  diventata un appuntamento fisso, o in uno dei pub della City (il mio preferito è quello a Liverpool Street), o meglio ancora a Covent Garden, che è davvero un luogo speciale, rilassante, non strapieno di turisti come il resto della città. Kensington, Hyde Park, Bishopsgate, sono luoghi davvero notevoli, visitati con il benestare di un cielo plumbeo ma arido.

Sul fronte museale mi ha un po’ deluso il British Museum, devo dire che me l’ero immaginato molto più completo, e invece a parte qualche pezzo d’effetto come la Stele di Rosetta, la mummia di Cleopatra e i fregi del Partenone, non è che sia particolarmente ricco, o comunque non molto di più di un museo archeologico tradizionale come quello di Napoli. Il museo della natura e delle scienze invece mi è piaciuto moltissimo, tipicamente anglosassone, mi ha parecchio ricordato l’omologo Smithsonian a Washington DC, con gli scheletri di dinosauri in mezzo a enormi stanze, il ragazzino che è in me l’ha apprezzato molto. Tanto di cappello invece alla National Gallery.. Botticelli, Raffaello, I Girasoli di Van Gogh… Monet, Picasso, Cézanne, Renoir… e poi il mio amato Caravaggio… Da restare a bocca aperta. Impressionante la Vergine delle Rocce di Leonardo. E’ stato molto interessante vedere dal vivo La cacciata dei mercanti dal tempio di El Greco, un dipinto di cui avevo letto la straordinaria analisi di Sergej Eisenstein nel suo “La natura non indifferente”, inarrivabile trattato sul concetto di estasi nell’arte. Di questo quadro esistono infatti quattro versioni, di cui la più recente è quella esposta alla Nationa Gallery. Per Eisenstein fa parte del periodo pre-estatico di El Greco, e il maestro russo si dice persino irritato dall’opera, pur riconoscendo il percorso di costruzione della frenesia pittorica che si compie con la quarta versione. Secondo Eisenstein, non è un’opera estatica, non “esplode” davanti allo spettatore, ma resta bloccata, trattenuta, invischiata nei vincoli di una composizione composizione che rende la mano di El Greco prigionioniera di se stessa, soprattutto al confronto di opere dello stesso autore che secondo Eisenstein giungono a livelli estatici esplosivi e irrefrenabili, come La resurrezione. Vedere il dipinto di El Greco mi ha comunque creato lo stesso fremito provato nel vedere le stampe delle acqueforti del Piranesi (e in particolare Le prigioni) tanto amate da Eisenstein, che adornano le eleganti pareti dell’Unione Industriali di Napoli dove lavoravo fino a qualche mese fa.

Passando ad argomenti più leggeri, le cene con Emanuele sono qualcosa di massacrante, ci abboffiamo a livelli allucinanti, se durante il viaggio d’andata avrò perso 3-4 chili, in questi giorni a Londra ne avrò messi almeno 6 :).

Sul tempo a Londra

•23 agosto, 2007 • Lascia un commento

Emanuele a un passante, aspettando che spiova un po’ per tornare a casa in moto:

“Hello, do you have a lighter, please?”
“Here you go”, fa il passante.
Io: “Do you think it will stop raining?”
“Never, we’re in England!”

Piove ininterrottamente, ormai quando schizzichea è come se non piovesse, ci ho fatto quasi l’abitudine.

Il bel tempo qui è quando non piove, non quando c’è il sole. Quello appartiene più alla categoria, più ristretta, dei miracoli.

Londra, incubo orwelliano

•21 agosto, 2007 • Lascia un commento

Mamma mia, guidare a Londra è un incubo! E’ disseminata di telecamere che controllano ogni minimo spostamento, dove ci sono le doppie strisce guai a fermarsi, è multa sicura. Ho commesso qualche ingenua infrazione, spero davvero che una volta tornato in Italia non mi arrivi qualche brutta sorpresa :(. A ogni modo c’è da dire che anche se qui guidano in maniera frenetica e precisa, il gentleman driving c’è. Un lampante è sfanalare con gli abbagglianti. Se in Italia e in Francia significa “sono il padrone della strada, levati dai coglioni che shta passand’ LO RE”), sfanalare nel Regno Unito significa “prego sir, passi pure”. E’ una questione puramente culturale, a parità di segno, il significato è l’opposto. Il vero guaio immagino sarà quando per istinto mi troverò a sfanalare contro quel taxi che si sta immettendo nella corsia senza guardare, e che penserà che gli sto dicendo che ha via libera quando in realtà starò facendo i salti mortali per frenare la moto in tempo.

Ho comprato un bel casco nero satinato per Emanuele e tolto la foglia, che tra l’altro attirava sorrisi e sguardi indesiderati (ma colpiti dalla sagacia, si vede! ;)). Ho capito che qui a Londra farò un po’ la vita del turista e un po’ quella dell’immigrato, e mi sta davvero bene, perchè d’altra parte mi piace fare il viaggiatore, non il turista 😉

Oggi ho fatto un po’ di controlli alla moto, credo di essere circa sui 3mila km di viaggio. Ho trovato i dadi che si innestano sui prigionieri dei collettori di scarico un po’ allentati dalle vibrazioni, fortunatamente me ne sono accorto prima che iniziassero a sfiatare. Lo stelo sinistro suda un po’, con tutti gli insetti che ho preso temo che dovrò cambiare il paraolio, anche se per adesso la perdita è minima. Ho rivisto anche un po’ la carburazione e tirato i tendicatena. Peccato che Phoenix continua a prendere pioggia 😦