Londra, incubo orwelliano

•21 Agosto, 2007 • Lascia un Commento

Mamma mia, guidare a Londra è un incubo! E’ disseminata di telecamere che controllano ogni minimo spostamento, dove ci sono le doppie strisce guai a fermarsi, è multa sicura. Ho commesso qualche ingenua infrazione, spero davvero che una volta tornato in Italia non mi arrivi qualche brutta sorpresa :( . A ogni modo c’è da dire che anche se qui guidano in maniera frenetica e precisa, il gentleman driving c’è. Un lampante è sfanalare con gli abbagglianti. Se in Italia e in Francia significa “sono il padrone della strada, levati dai coglioni che shta passand’ LO RE”), sfanalare nel Regno Unito significa “prego sir, passi pure”. E’ una questione puramente culturale, a parità di segno, il significato è l’opposto. Il vero guaio immagino sarà quando per istinto mi troverò a sfanalare contro quel taxi che si sta immettendo nella corsia senza guardare, e che penserà che gli sto dicendo che ha via libera quando in realtà starò facendo i salti mortali per frenare la moto in tempo.

Ho comprato un bel casco nero satinato per Emanuele e tolto la foglia, che tra l’altro attirava sorrisi e sguardi indesiderati (ma colpiti dalla sagacia, si vede! ;) ). Ho capito che qui a Londra farò un po’ la vita del turista e un po’ quella dell’immigrato, e mi sta davvero bene, perchè d’altra parte mi piace fare il viaggiatore, non il turista ;)

Oggi ho fatto un po’ di controlli alla moto, credo di essere circa sui 3mila km di viaggio. Ho trovato i dadi che si innestano sui prigionieri dei collettori di scarico un po’ allentati dalle vibrazioni, fortunatamente me ne sono accorto prima che iniziassero a sfiatare. Lo stelo sinistro suda un po’, con tutti gli insetti che ho preso temo che dovrò cambiare il paraolio, anche se per adesso la perdita è minima. Ho rivisto anche un po’ la carburazione e tirato i tendicatena. Peccato che Phoenix continua a prendere pioggia :(

Scugnizzi a Londra

•20 Agosto, 2007 • Lascia un Commento

Non ci posso credere che finalmente sono a Londra. Stamattina ho dormito come un ghiro, mi ha svegliato Ema verso le 8 per chiudere la porta quando usciva e mi sono rifiondato a letto. Mi sono sistemato nel sacco a pelo nel divano in salotto, ma da stasera dormo nell’altra stanza da letto visto che Arian, il fratello di Yulli, è partito per l’Albania. Mi ha raccontato della vita del fratello, davvero incredibile. E’ partito col gommone più di dieci anni fa, alla volta dell’Italia prima e dell’Inghilterra poi, lavorando come cameriere, lavapiatti, iniziando dai lavori più umili, per poi fare il commesso ed entrare nel mondo del commercio di abbigliamento. Due anni fa ha aperto il suo negozio nella City con un prestito in banca, e dopo nemmeno un anno è riuscito ad aprirsene un secondo. In due anni è riuscito a comprare due case, sistemare i suoi parenti in Albania, a portare moglie e figli a Londra, e a girare in Mercedes, non c’è male per uno che era venuto in gommone! Negli occhi di Yulli si vede chiarissimo il sacrificio, la voglia di lottare e di emergere, non ha neanche 35 anni e ne dimostra dieci di più. Il suo è uno sguardo sempre attento, che lascia intuire una vita di difficoltà. L’ho visto solo per pochi minuti, ma l’impressione che ne ho avuto è stata positivissima, con me ha mostrato disponibilità quasi familiare, gentilezza e spirito altruista, d’altra parte qui, seppur turista, sono anche io un po’ emigrante.

Nel pomeriggio ho fatto un primo giro a Londra, tanto per ambientarmi, e devo dire che è parecchio difficile, le strade sono parecchio trafficate, la segnaletica lenta da decifrare. Sono andato a prendere Emanuele al negozio alla fine del suo turno, e siamo andati a fare la spesa da Tesco. Siamo usciti con due buste stracariche di roba. Non sono riuscito a trovare un casco per Emanuele, quindi m’è uscito fuori un altro brillante “inciarmo” napoletano (Nota: DA NON FARE ASSOLUTAMENTE, E’ STATA SOLO UN’EMERGENZA, CAPITO?). Ho preso del SuperAttack che avevo sotto la sella, e ho con discrezione attaccato una bella foglia sul bordo della targa, a coprire parte del numero, in questo modo le telecamere non potranno risalire ai due scugnizzi che hanno attraversato la City su una moto carica all’inverosimile, senza casco, sfrecciando nel traffico londinese trainati da una sensazione di libertà pura :) .

In serata mezzo chilo di amatriciana in due. E ho detto tutto.

Canterbury – Londra . 100km, ma 100 TERRIBILI km.

•19 Agosto, 2007 • Lascia un Commento

META RAGGIUNTA! LONDON CALLING!

Eccomi nella capitale di questa grande isola! Oggi è stata davvero una giornata memorabile, nel bene e nel male.

Dopo un’altra abnorme colazione all’inglese, ho caricato la moto e l’ho preparata ad affrontare i 100km che mi separavano dalla meta finale. La povera Phoenix in questi giorni ha dovuto soffrire sotto alla pioggia, mannaggia, quindi ho fatto un controllo generale. Fortunatamente in hotel c’era il wifi, quindi ho potuto consultare il meteo aspettando il passaggio della perturbazione. Yahoo meteo diceva che nella zona avrebbe piovuto tutto il giorno, con una finestra di sereno dalle 11 alle 15. Mi metto nel salottino ad aspettare. Alle 11 SPACCATE, smette di piovere. Alle undici e zerocinque un pallido raggio di sole fa capolino tra le nuvole. “Wow - penso tra me e me – qui le previsioni ci azzeccano proprio! Si parte!”. Tutto contento esco da Canterbury e imbocco la statale… ma… tempo al massimo dieci minuti… e si SCATENA L’INFERNO (altro che Gladiatore)! Non faccio neanche in tempo a indossare l’abbigliamento antipioggia che sono bagnato fin dentro alle mutande, in non più di trenta secondi. Riparto, bagnato dentro e fuori, faccio benzina e mi dirigo verso Londra praticamente nuotando. Durante la tratta smette di piovere, e l’aria asciuga quasi tutto, solo che sotto all’antipioggia sono ovviamente ancora bagnatissimo.

Arrivato a Londra vedo la più grande parata di motociclisti che abbia mai visto! Dieci minuti di passaggio ininterrotto di ogni tipo di due ruote, un gran bel benvenuto direi :)

Comunque mi dirigo prima verso l’indirizzo datomi da Emanuele, alla City, vicino Leadenhall Market. Lo chiamo, ma non riusciamo a capirci bene, quindi decido di dirigermi direttamente verso casa, a NewCross. Con l’aiuto di ‘Tore (non oso immaginare come avrei fatto senza, davvero è stato vitale, senza di lui avrei davvero dovuto fare marcia indietro e da Parigi tornare a Napoli) raggiungo New Cross Station, non dopo aver fatto tutto un giro per Lewisham. A un certo punto accosto, e attendo.

Dopo pochi minuti appare Emanuele, e il momento è epico. Ci abbracciamo alluccando nel più puro stile emigrante, la gioia di vedersi così lontani da casa è stata veramente forte. Lo carico sulla moto e in pochi secondi arriviamo a casa. Io smonto tutto, salgo e mi levo finalmente i panni bagnati, sistemandomi in salotto. La prima cosa che fa Emanuele è mettersi ai fornelli, e cala un grandioso MEZZO CHILO di pasta al sugo, divina visione dopo settimane di schifezze francesi, salsine, kebab, fast food, fish&chips e chi più ne ha più ne metta.

Emanuele mi racconta del suo mese passato a Londra, un’avventura che a sua volta meriterebbe di essere raccontata per combinazioni e momenti memorabili. Di fatto ha trovato lavoro in un negozio di abbigliamento maschile italiano a Liverpool Street (nota: Romano Menswear, un negozio a Oldbroad e l’altro a Eastcheap, fateci un salto, lettori italolondinesi del blog!) di proprietà di un albanese (Yulli) e di un turco (Zeff), che ben lieti di avere un italiano vero nel loro negozio, l’hanno subito assunto. Dopo un po’ gli hanno anche messo a disposizione la casa, dove Ema si è stabilito con il fratello di Yulli, che però proprio domani partirà per l’Albania, lasciando Emanuele da solo. Yulli, davvero gentilissimo e persona davvero affabile mi ha invitato a restare, quindi passerò questa settimana qui a Londra in casa con Emanuele, con la moto… non oso immaginare cosa ne potrà uscire fuori!

Che bello incontrare un amico dopo tanti giorni, e poi Ema è un grandissimo :)

A Canterbury

•18 Agosto, 2007 • 2 Commenti

Stamattina ho cambiato di nuovo alloggio, mi sono spostato in una guest’s house di fronte al castello (la Castle House) , parecchio più costosa del precedente King’s Head (55 sterline a notte, 50 dopo aver trattato un po’, contro le 35 del ), ma Canterbury è strapiena! Stamattina ho provato la famosa colazione all’inglese: un enorme piatto di frutta mista (compresi almeno 6 tipi diversi di berries), tè, latte, quattro toast sia white che brown, una salsiccia arrosto, bacon, uova fritte, pomodori, fagioli, yoghurt e succo di frutta. My God!

Ieri sera sono uscito un po’, e devo dire che la cittadina, elegante, tradizionale, molto suggestiva nell’illuminazione notturna, è davvero a metà tra Sodoma e Gomorra. Sul corso principale gruppi di ragazze seminude con minigonne talmente mini da lasciare a vista le giarrettiere delle calze a rete, vestite da infermiere o da suore, completamente ubriache. Sotto gli archi di un negozio una di queste era stata arrestata assieme a un ragazzo, manette ai polsi, da una coppia di agenti in borghese, ed era in piena crisi isterica. 

Oggi ho anche comprato un po’ di souvenir, regalini per una cinquantina di pound, poi ho fatto un po’ di spesa per farmi dei panini e non ho resistito: ho comprato la famosa carne in scatola SPAM! All’apice del delirio culinario ho anche usato il boiler del tè per bollire i worstel, come dimostra la foto. Sono venuti buoni. Nel pomeriggio ho comprato una grande scatola all’ufficio postale, e ci ho messo dentro tutti i souvenir, un po’ di vestiario che non mi servirà più per il resto del viaggio, e ho alleggerito parecchio il bagaglio, anche perchè dovrò comprare un casco per Emanuele una volta arrivato a Londra. Facendo come al solito le corse per arrivare in tempo prima della chiusura, ho spedito a me stesso a Napoli ben OTTO chili di pacco, per la MODICA cifra di QUARANTACINQUE sterline, praticamente 70 euro di spedizione considerando anche scatola e imballaggio.

Ho visitato l’enorme cattedrale di Canterbury, maestosa e imponente, a coronare il percorso gotico che mi ha accompagnato dalla Francia in su. Certo, fa strano dover pagare 5 sterline per andare a messa.

Anche stasera sono uscito un po’, ma per poco, appena ha iniziato a piovere pesantemente sono tornato in albergo. Ho visto una scena che mi ha lasciato veramente allibito. Questo cazzillo di un metro e mezzo, completamente ubriaco, non più di vent’anni, cammina barcollando per il corso. Si ferma vicino a due ragazze, e palpeggia le tette a quella che le aveva più grosse. Loro ridono e passano avanti. Questo poi mi si avvicina cercando questioni, ma non capiva niente, gli ho urlato in testa “DON’T FUCK WITH ME” e si è allontanato facendo una faccia strana. Proseguendo l’ho visto avvicinarsi a una coppia. Lei era seduta in bicicletta e si stava baciando con, presumo, il fidanzato. Il cazzillo si avvicina a loro e SBAM! Affonda la mano sulle chiappe della ragazza, prendendosi un memorabile passaggio. Faruglia qualcosa, si trattiene qualche secondo con la mano sul morbido, e passa avanti. Oh, il ragazzo non spiccica parola! Come se niente fosse continuano a parlare e a baciarsi. Ma come! In Italia al cazzillo l’avrebbero scommato di sangue.

Sono stato venti minuti al telefono con Emanuele, domani è domenica e non lavora, lo raggiungerò a Londra. Non vedo l’ora! Finalmente Londra, e finalmente una faccia amica!

IN INGHILTERRA! (Amiens – Canterbury, 250km)

•17 Agosto, 2007 • Lascia un Commento

NON CI POSSO CREDERE! Sono sull’Isola, non ho ben presente quanti chilometri ho fatto, di sicuro più di duemila, forse 2500 circa, ma quando sono partito non pensavo che sarei davvero arrivato fin qui. Ci speravo, certo… ma ora che sono qui l’emozione è palpabile. Mi trovo in un carinissimo B&B in un palazzotto del 1400 tutto in legno. Al piano di sotto c’è il più tipico dei pub da provincia inglese, con la barista bassa e rossa, pinte di birra con la pala, tutto legno e le immancabili freccette. L’atmosfera è molto calda, e la signora del B&B parla un dialetto talmente stretto che al confronto quello di Willie dei Simpson (che parla un americano imbastardito dallo scozzese) è oxfordiano, comunque problemi con la lingua nessuno.

Stamattina agg fatt n’atu piezz… era qualche giorno che, vuoi le difficoltà, vuoi la lunga “permanenza itinerante” in Francia, ’sti francesi mi hanno proprio stancato. Poi hanno ammazzato a Parigi un fotoreporter italiano per rubargli la macchina fotografica, e questa cosa mi ha fatto davvero incazzare. Fosse stato francese almeno sarebbe stato un francese in meno triste per la Coppa del Mondo. Insomma, è da qualche giorno che, salvo poche eccezioni, sono insofferente verso i francesi. Quindi al momento di partire, ho caricato Phoenix, mi sono guardato un po’ in giro, uhm… una sola telecamera… quando sono entrato era di fronte… ho leggermente occultato la targa, e me ne sono uscito dal parcheggio sotterraneo a pagamento passando a lato della transenna d’ingresso (MESSAGGIO IMPORTANTE: NON SI FA! NON FATELO! Etc. etc.). AAaaah, che bella sensazione, altri 15 euro che i francesi non avranno.

Sono ripartito più sereno di com’ero arrivato, mi sono goduto la strada, le curve, ho visto un mulino a vento, sono arrivato a Calais e mi sono imbarcato per superare quella stretta lingua di Atlantico chiamata Manica. Nonostante il bel tempo, la brezza soffiava forte, fresca e profumata, si poteva percepire la presenza del mare, e non nascondo che quando l’ho visto ho provato un sottile brivido sotto pelle. Mai però come quello che ho provato facendo il biglietto, sola andata: SETTANTA EURO! ‘Tacci loro! Ma il tragitto un altro po’ è come Napoli-Ischia! Almeno ho preso la compagnia inglese e non quella francese.

Appena imbarcato su una nave veramente bella (molto stile aeroporto, negozi, market, sala giochi, slot machines, televisori al plasma etc.) ho potuto constatare che le inglesi sono veramente brutte. In circa un’ora si passa da splendidi nasini francesi a orrende bocche che al confronto le dentature dei personaggi pasoliniani sono perfette. Ma tant’è.

Sono arrivato a Dover e alle sue bianche scogliere con il brutto tempo (nota: e scattato una foto che molto fantasiosamente si chiama “Rough sea at Dover”, c’è qualcuno che coglie la citazione senza gugolare?). Sono stato un bel po’ a parlare con altri motociclisti tedeschi che non potevano credere che arrivavo da Napoli! Sceso in terra anglosassone, dopo un estensivo controllo della dogana all’americana (d’altra parte non avevo destinazione, prenotazioni o altro, solo la vista delle carte di credito li ha tranquillizzato), mi sono fiondato sulle strade.

La guida al contrario. Con la moto non è particolarmente impegnativa, ma certo c’è da farci l’abitudine, soprattutto per le migliaia di rotatorie che vanno imboccate rigorosamente in senso orario. I veri problemi però sono a piedi: l’abitudine di guardare a sinistra e a destraprima di attraversare può essere fatale, uno guarda a sinistra, vede che non arrivano macchine, fa automaticamente il primo passo, e rischia di essere arrotato dal SUV che proviene speditamente dalla propria destra. Comunque sono in Inghilterra. Wow.

Amiens – Missione: resuscitare ‘Tore.

•16 Agosto, 2007 • Lascia un Commento

La notte mi ha davvero rigenerato, mi sono svegliato appena in tempo per fiondarmi alla colazione, dove ovviamente da buon napoletano non solo mi sono abboffato di brutto, ma ho approfittato delle baguette per prepararmi dei grandi panini per il pranzo. Non contento ho fatto incetta di bustine di cioccocolata, caffè e tè, per il boiler che ho in stanza, nonchè di biscotti. L’hotel è davvero confortevole, vicino al centro, in mattinata non mi sono molto goduto la città, dove sorge la cattedrale gotica più grande della Francia, ho fatto un giro per il paese, che è comunque delizioso. Sorpresa e commozione sono giunte quando ho riconosciuto un luogo che non sapevo essere lì: il circo dei Clowns di Fellini! Era proprio lui! Trattasi del Cirque Municipal Jules Verne, un palazzo della fine dell’800 la cui forma evoca quella dei tendoni da circo, dedicato allo scrittore francese, che era proprio di Amiens. A due passi dal circo c’è anche la sua eccentrica casa, con un murales dedicato alle sue storie e un fantasioso comignolo a forma di mappamondo.

Buona parte della giornata è stata dedicata ai tentativi di resuscitare ‘Tore. Ho chiamato French, che ricordavo avere il TomTom 6 sul Nokia, e gli ho chiesto di verificare nomi e dimensioni dei file delle mappe. Ho appurato che mi si sono corrotti circa 30mb di file, ma che i file di dimensione maggiore, quelli da 200 e passa mega, sono integri, con dimensioni e nome coerenti con un’installazione pulita del software. Mi sono quindi messo d’ingegno e ho chiamato il fidato Tommaso (per sicurezza mi sono fatto caricare il cellulare anche da lui via Internet dandogli il numero della carta di credito) che sapevo essere a Napoli e dotato di connessione a Internet. Per prima cosa gli ho fatto mettere a scaricare dal mulo una versione di TomTom con le mappe europee. Nel frattempo ho iniziato a girare per i negozi alla ricerca di un computer e un lettore di schede per fare un bel checkdisk alla scheda e validare il filesystem. Dopo lungo peregrinare ho trovato uno Fnac locale dove dopo aver spiegato all’assistenza tecnica la mia emergenza, hanno acconsentito a lasciarmi caricare i file sulla scheda. Non ho mancato di notare un router wi-fi giusto sopra alla mia testa. Tra me e me ho pensato “posso farcela”. Nel frattempo tenevo sotto controllo il download da Napoli: e se non fosse arrivato in tempo? E se la versione scaricata era un’altra con mappe incompatibili? Ma non mi sono perso d’animo.

Ho cercato di distrarmi un po’ ingannando il tempo, fatto un po’ di shopping, fatto foto a una Er-5 simile alla mia, nera, tutta sistemata e davvero ben elaborata. Ho visitato la meravigliosa cattedrale gotica Notre-Dame d’Amiens, restando a bocca aperta. E’ davvero immensa, altissima e imponente, per certi versi (com’è giusto che sia, essendo gotica) inquietante. Al suo interno mi ha particolarmente colpito la devozione mostrata nei confronti di San Giovanni Battista: tutta la sua vita è raccontata in bassorilievi lignei, dalla nascita al battesimo di Gesù, dalla morte per mano di Erode al trasporto in occidente delle sue reliquie durante le Crociate. E in una protettissima teca di vetro c’è proprio la (presunta) testa di San Giovanni, conservata lì da oltre mille anni. Anche se è quasi certo che la testa non è quella del santo, fa un certo effetto vedere un artefatto che per tanti secoli ha ricevuto le attenzioni e la devozione di migliaia di persone, e non può fare a meno di provocare un brivido nella schiena.

Dopo un paio d’ore, potenza del mulo, il TomTom6 con le mappe italiane e delle principali strade d’Europa era a casa di Tommaso (il cui nome lasciava presagire il successo… quasi quasi d’ora in poi lo chiamo TommyTommy). Mi sono fatto zippare i file e li ho fatti spedire sulla casella di gmail. Torno da Fnac, inserisco la scheda SD WiFi nel moribondo ‘Tore, mi aggancio alla rete di Fnac e vado sulla posta. ARGH! Pocket Internet Explorer non mi scarica gli allegati di Gmail! Respiro profondamente e penso a una soluzione. Scarico la demo di Opera per PocketPc, e torno su Gmail: niente, continua a uscire la versione “mobile” dell’interfaccia. Dalle opzioni di Opera gli dico di non identificarsi come uno smartphone ma come un desktop e voilà! Gmail mi appare finalmente come sul pc di casa, e posso scaricare gli allegati. Altro problema. Non ho 30 mega di spazio libero nella memoria interna del palmare. Disinstallo tutto il disinstallabile, TomTom compreso, e riesco a fare spazio per i 30 mega di allegati. Rimetto la scheda, trasferisco i file, unzippo, ripristino la cartella delle mappe, e faccio partire il ripristino del backup della memoria del palmare. 10 minuti di sudori freddi. ‘Tore si resetta. Faccio partire TomTom.

MIRACOLO! ‘TORE E’ RESUSCITATO!

Quasi con le lacrime agli occhi ma con l’adrenalina a mille per il successo controllo che sia tutto ok, mi sembra tutto a posto, anche se nella scheda continua a esserci una cartella con dei file anomali non cancellabili che mi preoccupano. Compro sempre da Fnac un’altra scheda SD, da due giga, pago, e torno da Damien del servizio tecnico. Gli chiedo di copiare il contenuto di una SD sull’altra, in modo da avere un backup nel caso in cui la scheda dia di nuovo problemi. La copia è lentissima, il PC cerca di copiare anche file corrotti. Sono le sette e il negozio deve chiudere. Gli faccio chiudere la copia, gli chiedo di selezionare solo la cartella delle mappe (pazienza, se si rompe la scheda resterò senza musica e senza mp3, ma almeno non mi perderò), e gli faccio fare la copia. Sguardi ostili degli altri dipendenti, ci sono solo io nel negozio. Con un sorriso a 360 gradi saluto, ringrazio, e salgo. Esco dall’unica porticina ancora aperta e posso finalmente esclamare:

VITTORIA!

Dopo l’avventura sono tornato in albergo, a riprendermi un po’. In serata mi sono fiondato a cenare in un bistrot per festeggiare la rinascita di ‘Tore: sono pronto a partire alla volta dell’Inghilterra! Unico problema: a Londra ci sono un po’ di problemi per l’alloggio. Emanuele è ancora lì (non avevo dubbi), ma non ha trovato casa autonomamente. Mi ha detto però di aspettare un paio di giorni ancora prima di arrivare nella capitale, perchè può darsi che qualcosa si possa fare. Ottimo, andrò a Canterbury.