Sono le sette e mezza di mercoledì 29 agosto 2007. Sono a casa.
Da quando sono partito da Londra ho percorso oltre duemila chilometri senza sosta. QUARANTACINQUE ore in sella a Phoenix, una lunga e terribile tirata spinta solo dall’idea di essere presto a casa. L’impossibilità di caricare la moto in treno a Parigi è stata determinante (anzi, destabilizzante) nello spingermi a fare questo ritorno folle.
Duemilachilometri. Mi sono fermato solo saltuariamente, la notte, per riposare un po’. Ho scoperto che se stendo le gambe all’indietro e le appoggio sulle pedaline del passeggero, mi distendo in avanti con la moto sul cavalletto, e uso la borsa come cuscino, posso dormire in moto in maniera quasi comoda. Ogni tanto mi sono fatto un’oretta di sono per recuperare energie e ripartire. L’escursione termica tra il viaggiare di giorno e di notte è allucinante, di giorno sotto al giubbotto solo la maglietta. Di notte ho viaggiato con due paia di calzini, calzamaglia, pantaloni, copripantaloni, scarpe, copriscarpe, maglia a maniche lunghe, pullover di lana, trapuntina del giubbotto, giubbotto con sopra giubbino antipioggia, collare di lana, sottocasco di paille, guanti invernali, e avevo freddo.
Sono passato per il traforo del Monte Bianco e ho avuto ancora la forza di scattare una foto al ghiacciaio, l’ultima di questo viaggio. Arrivato a Genova ho fortemente temuto di non farcela, il polso dell’acceleratore a volte mi ha fatto così male che dovevo impugnare la manopola al contrario per riposare i tendini, e a volte ho dovuto distendere le gambe indietro, poggiandole sulle pedaline posteriori, per evitare che mi si addormentassero. Il culo ha retto, ma dopo 45 ore anche lui è fortemente provato.
Sono entrato nel viale di casa, ho lasciato la moto nel garage con tutti i bagagli sopra, e sono salito, ho scritto queste ultime parole sul mio diario. Ho chiamato mia madre per dirle che ero arrivato, a loro avevo detto che sarei partito oggi da Londra, non sapevano che ero in viaggio da tre giorni e due notti. Non l’ho mai sentita così sollevata, ha detto che sono un fetente.
Da quando sono partito ho percorso poco più di cinquemila chilometri, di cui quasi la metà in un’unica tirata. Credo di essermi meritato un po’ di riposo.
Sono a casa, finalmente. Buona notte.